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martedì 12 maggio 2026

Tre conferenze a tema identitario

Discutere dell'identità del Molise e dei molisani (oltreché della città di Isernia) è argomento di indubbia attualità. Pubblichiamo, come contributo sul tema, il sunto di tre conferenze tenute rispettivamente nel 1999, 2000 e 2006 , in Roma, presso l’A.I.R. – Associazione degli Isernini a Roma “Michele Cimorelli”, dal Socio Fondatore Dott. Tommaso Formichelli. 

 


Identità e Geopolitica della Comunità Isernina (1999)

Può considerarsi data di nascita della comunità isernina il 263 a.C. allorché venne fondata la colonia latina di Aesernia.
La popolazione ivi inviata ammontava ad alcune migliaia di latini.
Una seconda colonia di latini fu dedotta ad Aesernia nell'80 a.C. dopo la fine della guerra sociale e la distruzione della città ad opera di Silla.
Una terza colonia di latini fu trasferita nella città di Aesernia nell'età di Nerone.
In tale periodo, come osserva lo studioso Theodor Salmon, la popolazione sannitica di Aesernia era del tutto irrilevante.
Nella sua prima fase di vita Aesernia è, pertanto, una città romana sia nella struttura urbanistica che nella composizione etnica e sociale.
A tale nucleo originario si aggiungono successivamente altre popolazioni non italiche: i "greci" in numero pare esiguo, i longobardi che però non sembra si siano fusi con gli abitanti locali e gli ebrei costituenti la colonia più consistente ammontando a circa 500 individui e giunti ad Isernia tra il XV ed il XVI secolo.
La popolazione così composta si è mantenuta fino all'unità d'Italia tra un minimo di poco più di 3.000 abitanti ad un massimo di circa 7.000 abitanti.
A partire da tale data è iniziato un flusso migratorio prevalentemente dai comuni circostanti presenti in area sannitica fino a portare la popolazione attuale a circa 21.000 abitanti.

È da includere in tale numero anche una comunità di rom che ammonta a circa 500 individui.
Degli attuali abitanti di Isernia 7.000 di essi, un terzo circa, sono i discendenti della popolazione originaria come fissata prima dell'unità d'Italia.
Si calcola, inoltre, che 3.000 siano gli isernini emigrati all'estero con queste principali destinazioni: USA (1000), Canada (500), Argentina (500), Australia (200), Svizzera (500) e UE (300).
Qualche centinaio, infine, sono gli isernini che vivono nel resto d'Italia.
La composizione attuale, pertanto, della comunità isernina ammonta a quasi 25.000 individui.

Per la città di Isernia si disegnano sostanzialmente tre scenari geopolitici:

1.     Rimanere nella regione Molise con gli attuali confini o con alcune modifiche nelle zone periferiche.

2.     Venire ad essere inclusa nella regione Sannio di cui dovrebbero venire a far parte: il Molise, patria dei sanniti pentri; la provincia di Benevento e parte di quella di Caserta, patria dei sanniti caudini; la provincia di Avellino, patria dei sanniti irpini; la parte meridionale della provincia dell'Aquila, patria dei sanniti caraceni.

3.     Tornare a far parte della regione degli Abruzzi che dopo l'unità d'Italia unificò amministrativamente le tre province del regno di Napoli dell'Abruzzo ulteriore, dell'Abruzzo citeriore e del Molise con capoluogo L' Aquila e che è così rimasta fino al 1963.

 


Il Sannio Regione d'Europa (2000)

La ricostituzione dello Stato dei Sanniti nella forma della Regione Autonoma confederata con le altre Regioni italiane nell'ambito dell'Unione Europea è attesa da oltre 2000 anni ovvero da quando i Romani dopo la vittoria nella terza guerra sannitica cancellarono l'identità e l'unità di quel popolo.
Per realizzare tale progetto occorre però:

·        Identificare i confini del Sannio.

·        Appurare oggi fin dove e da parte di chi si sono mantenute le caratteristiche, le tradizioni, il senso della comune appartenenza e le memorie sannitiche.

Il Sannio annoverava con assoluta certezza quattro tribù confederate in alcuni periodi tra loro:

·        I Carecini.

·        I Pentri.

·        I Caudini.

·        Gli Irpini

I Carecini che occupavano un'area dell'attuale Provincia di Chieti si sono dissolti fondendosi con altre popolazioni limitrofe quali i Frentani, i Marrucini ecc.
I Pentri costituivano il cuore della nazione sannitica occupando l'attuale Molise ad eccezione della fascia costiera, le zone meridionali delle attuali Province dell'Aquila e di Chieti, la parte centro-settentrionale della Provincia di Benevento, la parte nord-orientale della Provincia di Caserta.
I Caudini occupavano l'estremo meridione della Provincia di Benevento intorno al sito dell'antica Caudium presso l'attuale Montesarchio, ma in gran parte distrutti e divisi dai Romani possono considerarsi confluiti nella più vasta tribù pentra.
Gli Irpini nell'attuale Provincia di Avellino più aperti alle influenze campane e isolati dal resto dei Sanniti hanno maturato una identità autonoma.
A nostro avviso pertanto oggi il Sannio coincide sostanzialmente con la nazione ed il territorio dei Pentri.
I Sanniti si distinguevano chiaramente dai popoli confinanti: i Dauni nell'attuale Provincia di Foggia, i Campani nella regione omonima, i Marsi ed i Peligni nell'attuale Provincia dell'Aquila, i Frentani ed i Marrucini nell'attuale Provincia di Chieti.
Essi derivano dagli Umbri, popolo indoeuropeo che occupava l'attuale Umbria e parte delle Marche, da cui si sono separati i Sabini o Sabelli che occupavano le attuali Province di Terni e di Rieti e dai quali si sono staccati i Sanniti; da questi ultimi sono derivati i Lucani che occupavano la regione omonima.
Umbri, Sabini, Sanniti e Lucani discendono dallo stesso ceppo ed appartengono alla stessa famiglia.
Per ricomporre l'unità del Sannio occorre oggi unire alla Regione Molise la Provincia di Benevento, alcuni comuni meridionali delle Province dell'Aquila e di Chieti ed alcuni comuni nord-orientali della provincia di Caserta.
La Regione Sannio cancellerebbe la denominazione di Molise che indicava una unità feudale creata artificialmente dai conquistatori Normanni e trasformata con degli ampliamenti in provincia dai Francesi nell'età Murattiana. (Lo stesso nome di Molise pare derivi da una località francese.)
Tale regione così ricomposta conterrebbe al suo interno varie minoranze a cui garantire massimamente riconoscimento e tutela quali quelle albanesi, croate, rom ecc.
Le procedure per realizzare tale disegno sono già contenute nella Costituzione della Repubblica Italiana all'art. 132 e vanno seguite rigorosamente da parte di tutti gli appartenenti all'area della futura Regione Sannio.

 


Regione Abruzzi (2006)

La Regio IV Augustea detta Sabina et Samnium includeva l'attuale Abruzzo ad esclusione della provincia di Teramo, l'attuale provincia di Rieti territorio dei Sabini ed il Molise odierno ad eccezione di alcune zone periferiche. 

Oggi le mutate condizioni storiche e culturali ci permettono di identificare un'area omogenea e con tratti comuni per dialetti, costumi, usi, interdipendenza e complementarietà economica oltre che per conformazione e contiguità geografica nella regione Abruzzi così come configurata all'unità d'Italia a partire dal decreto luogotenenziale emanato dal principe reggente Eugenio di Savoia Carignano il 17 febbraio del 1861 e comprensiva delle province pre-unitarie dell'Abruzzo Ulteriore, Abruzzo Citeriore e Molise.
Simbolo della regione è stato in età monarchica il duca degli Abruzzi ovvero Luigi Amedeo di Savoia grande esploratore ed alpinista a cui è intitolato il museo nazionale della montagna a Torino. Si ricorda che la regione Abruzzi e Molise prevista dall'art. 131 della Costituzione italiana del 1948 è stata divisa con la legge costituzionale n. 3 del 27 dicembre 1963 che ha identificato il Molise come ventesima regione italiana.
Alla regione Abruzzi nella sua ricomposizione, inoltre, andrebbe riaggregata la parte spostata nel 1927 dalla provincia di L'Aquila alla provincia di Rieti ed i comuni di Chieuti e Serracapriola oggi facenti parte della regione Puglia, ma tuttavia siti a nord dello storico confine naturale del Fortore. In tale regione questi ultimi due comuni insieme all'attuale Basso Molise potrebbero far parte di una provincia frentana ricongiunta ed estesa fino alla città di Ortona. In tal modo si creerebbero due aree omogenee e tra loro complementari: quella appenninica destinata integralmente alla protezione della natura ed alle attività tradizionali con un sistema di parchi contigui a cominciare dal Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise nato da una riserva reale di Casa Savoia nel 1923 ed estesa dai Monti della Laga al Massiccio del Matese e quella della pianura costiera destinata alle attività agro-alimentari, industriali, dei servizi e dei trasporti estesa dal fiume Tronto al fiume Fortore. Ruolo centrale dovrebbero avere le province quali unità di decentramento amministrativo e di identità sociale per sub-regioni storiche come la già menzionata Frentania, la Pentria, la Marsica ecc.
Capoluogo di regione sarebbe la città di L' Aquila mentre capitale economica e del terziario sarebbe la città di Pescara.

Dott. Tommaso Formichelli

Dottore di ricerca in Diritto civile nell’Università «La Sapienza» di Roma

 


 

venerdì 3 aprile 2026

La Nobiltà della città di Isernia

Dott. Tommaso Formichelli

Dottore di ricerca in Diritto civile nell’Università «La Sapienza» di Roma

(Relazione presentata all’A.I.R. Associazione degli Isernini a Roma “Michele Cimorelli”, in data 19/05/2019)

 


Isernia fu Città Regia nell'età Sveva, nell'età Angioina per alcuni periodi, nell'età Aragonese, durante il Viceregno Spagnolo fino al 1639 e poi durante il Regno dei Borbone dal 28 ottobre 1743 sub condicione e dal 30 dicembre 1774 pleno iure fino all'eversione della feudalità avvenuta nel Regno di Napoli con la legge n. 130 del 2 agosto 1806 ad opera di Giuseppe Bonaparte. In particolare fu proclamata Città Regia in perpetuo da Alfonso I d'Aragona con Diploma del 22 giugno 1442 e da Carlo V d'Asburgo con Diploma del 16 marzo 1521. Ebbe a partire dagli inizi del XIV secolo, in tutto il Molise attuale insieme solo alla Città di Venafro sede di Patriziato dal 1639 riconosciuto dal Vicerè di Napoli Ramiro de Guzman duca di Medina de Las Torres e riservato ab initio a 32 famiglie, un Sedile o Seggio della Nobiltà composto da 25 membri.

L'abrogazione dei Seggi stessi avvenne con provvedimento di Ferdinando IV di Borbone del 25 aprile 1800 valido per tutto il Regno. Al posto dei Seggi della Nobiltà fu istituito il Supremo Tribunale Conservatore della Nobiltà del Regno di Napoli con funzione di memoria e di distinzione onorifica. Ferdinando I d'Aragona con Real Dispaccio del 12 gennaio 1463 e con Regio Diploma del 24 novembre 1464 riconobbe ex professo la qualifica di Nobile agli Amministratori della Città di Isernia i quali facevano parte del Consiglio dei 25 Nobili.

Ferdinando IV di Borbone con Real Dispaccio del 17 agosto 1767 mantenne con alcune modifiche la separazione dei Ceti nel governo della Città di Isernia così rimasta in vigore fino alla riforma realizzata da Giuseppe Bonaparte con il Regio Decreto n. 211 del 18 ottobre 1806 e pertanto il Consiglio dei 25 Nobili fu sostituito a partire dal 25 agosto 1767 dai 20 Decurioni del Primo Ceto  e dagli Amministratori della Città che ricoprivano le cariche riservate al Primo Ceto, Primo Ceto Nobile ex novo dal 30 dicembre 1774 con il ritorno di Isernia ad essere Città Regia.

La nobiltà cittadina ricevette disciplina generale con provvedimenti di Carlo e di Ferdinando IV di Borbone quali il Real Dispaccio del 16 ottobre 1743 sulla qualifica di nobile, il Real Dispaccio del 25 gennaio 1756 sulla nobiltà generosa, su quella di privilegio e su quella legale o civile, il Real Dispaccio del 24 dicembre 1774 sulla divisione dei ceti in tre classi ed il Real Dispaccio del 27 novembre 1780 sulla conservazione della nobiltà nelle città divenute feudali. Per ottenere lo status di Nobile Civico occorreva essere iscritti al Seggio della Nobiltà di una Città Regia o anche di una Città feudale se riconosciuto dal Sovrano mentre si poteva essere ammessi alla Nobiltà civile o legale ricorrendo il presupposto consistente nell'aver condotto vita more nobilium da almeno tre generazioni in una Città Regia o demaniale qualora nella Città di appartenenza non vi fosse né un Sedile Chiuso né un Sedile Aperto della Nobiltà con vera separazione con il privilegio, tra gli altri, in entrambe le ipotesi, di poter ricoprire le cariche pubbliche della Città medesima riservate al Primo Ceto o Ceto Nobile.

In base alle fonti normative del Regno delle Due Sicilie facevano parte della Nobiltà civile di Isernia prima dell'Unità d'Italia tra le famiglie isernine ad oggi non estinte già ascritte al Primo Ceto della Città i d'Apollonio, i de Baggis, i de Leonardis, i Delfini, i de Sanctis, i Formichelli, i Laurelli, i Magnanti, i Melogli e gli Scarselli mentre i Cimorelli già aggregati al Primo Ceto della Città di Venafro facevano parte ad Isernia della Nobiltà di privilegio. Tutte le famiglie menzionate avevano il diritto di utilizzare i rispettivi stemmi araldici secondo le consuetudini del Regno di Napoli ovvero con corona sormontata da otto fioroni dei quali cinque visibili e di usare il trattamento di Don anteposto al nome.

Gli ordinamenti nobiliari preunitari, inizialmente conservati in base all'art. 79 dello Statuto Albertino funzionalmente al mantenimento ed alla regolamentazione dei soli titoli nobiliari già esistenti al momento dell'unità d'Italia, furono definitivamente abrogati con il Regio Decreto n. 61 del 21 gennaio 1929 sull'Ordinamento dello stato nobiliare italiano che all'art. 2 così statuiva: «Sono abrogate le antiche leggi, disposizioni e consuetudini che, con norme diverse nei diversi stati prima dell'unificazione politica, regolavano la concessione, il riconoscimento, la successione, l'uso e la perdita dei titoli e delle distinzioni nobiliari».

Le attribuzioni di Nobiltà Civica a suo tempo conferite durante il Regno di Napoli furono mantenute dalla legislazione del Regno d'Italia in primis con i Regi Decreti del 5 luglio 1896 n. 314 e del 21 gennaio 1929 n. 61 citato e da ultimi con i Regi Decreti del 7 giugno 1943 n. 651 ancora sull'Ordinamento dello stato nobiliare e del 7 giugno 1943 n. 652 sul Regolamento tecnico araldico. Occorre qui ricordare che la Consulta Araldica del Regno d'Italia non riconobbe molti Sedili di Nobiltà Civica e di Patriziato già presenti nel Regno di Napoli ivi compreso quello della Città di Isernia e quello della Città di Venafro e di conseguenza non omologò i titoli di Nobiltà degli appartenenti a tali Seggi.

Tuttavia nell'Ordinamento Sabaudo la Nobiltà della Città di Isernia avrebbe potuto conservare la propria Nobiltà Civile riconosciuta in base alla legislazione del Regno delle Due Sicilie sopra indicata. L'art. 20 primo comma del Regio Decreto n. 61 del 1929 sopra menzionato afferma infatti: «Il titolo di patrizio o di nobile di una città si può riconoscere quando consti che si era radicato in una famiglia appartenente a un Collegio, Corpo o Ceto Civico o Decurionale che, secondo le antiche legislazioni, attribuiva ai suoi componenti e ai rispettivi discendenti il patriziato o la nobiltà. Tale titolo spetta ai legittimi discendenti per linea maschile degli ultimi iscritti all'epoca in cui cessarono di aver vigore le antiche legislazioni e non può formare oggetto di nuova iscrizione o concessione, né di rinnovazione o di passaggio ad altra famiglia».

Tale disposizione viene ribadita dall'art. 14 primo comma del Regio Decreto n. 651 del 1943 il quale afferma: «Il titolo di Patrizio o quello di Nobile di una determinata Città è ammesso a favore dei legittimi discendenti di coloro che erano iscritti nei rispettivi ceti delle città, nelle quali esisteva una nobiltà civica o decurionale». In base a tale statuizione la qualifica di Nobile Civile spettante secondo l'antica legislazione preunitaria del Regno delle Due Sicilie ai cittadini di Isernia che ne avessero avuto i requisiti avrebbe dovuto assumere la forma della Nobiltà di Città da parte dei discendenti legittimi in linea maschile degli ultimi appartenenti al Ceto Civico o Decurionale già detto Primo Ceto o Ceto Nobile presente nella città di Isernia.

In realtà, come già riferito, la Consulta Araldica riconobbe la Nobiltà Civica solo in alcuni casi e su richiesta degli interessati secondo le procedure prescritte a tal proposito.

Infine la XIV delle Disposizioni Transitorie e Finali della Carta Costituzionale della Repubblica Italiana entrata in vigore il 1° gennaio 1948 afferma:  «I titoli nobiliari non sono riconosciuti. 2. I predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922 valgono come parte del nome». La seconda disposizione citata è riservata ai titoli già riconosciuti dalla Consulta Araldica del Regno d'Italia e non riguarda quindi i titoli di Nobiltà Civica della Città d'Isernia.

La Nobiltà Civica o Civile come quella isernina mantiene tuttavia la natura di Nobiltà privata o familiare con rilievo di carattere storico e dimensione limitata all'ambito urbano che l'ha generata e non valevole nello Stato nel suo complesso rimanendo a testimoniare l'opera svolta da quei «Nobili et egregij virij», come già li appellò Ferdinando I d'Aragona nel Real Dispaccio del 12 gennaio 1463 indirizzato alla Città di Isernia, che Carlo di Borbone con il Real Dispaccio del 25 gennaio 1756 voleva, quasi tre secoli dopo, «riputati dal Pubblico Uomini onorati e dabbene».




Appendice

GLI STEMMI UFFICIALI DELLE FAMIGLIE NON ESTINTE DELLA NOBILTÀ DELLA CITTÀ DI ISERNIA

Presenti nel cd. Blasonario Isernino, in Archivio d'Apollonio, e riportati nell'opera di Carlo Santilli, Isernia e il suo dialetto, 1988, vol. II (da cui sono tratti i disegni). Blasonatura a cura di Gabriele Venditti, interpretata secondo il codice dei tratteggi araldici (cd. metodo Pietrasanta). 

 

 

Melogli



 

«D'azzurro, all'albero al naturale sostenuto da un terrazzo di verde, addestrato da un alveare al naturale circondato da api d'oro; il tutto sormontato da una stella d'argento raggiante nel punto del capo»


 

Magnanti



«D'azzurro, al monte di tre cime d'oro movente dalla punta, quella di mezzo sostenente un mazzo di cinque spighe al naturale»

 


 

d'Apollonio

 



 

«D'argento, al monte di tre cime d'oro movente dalla punta, sormontato da un sole radioso d'oro nel punto del capo»

 


 

de Sanctis

 



 

«D'azzurro, al leone d'oro rampante su un monte di tre cime di nero movente dalla punta, addestrato a una cometa d'oro posta in sbarra nel canton destro del capo»


 

de Baggis

(Immagine tratta dal Blasonario Isernino in Archivio d'Apollonio; assente in Santilli)

 



 

(la blasonatura non è possibile in considerazione dell’assenza di tratteggi araldici ad indicare i colori)


 

Laurelli

(fotografia: arch. Franco Valente; stemma non rinvenuto nel Blasonario Isernino in Archivio d'Apollonio; assente in Santilli)

 



 

«D'argento, all'albero di alloro (lauro) al naturale, nodrito su un terrazzo di verde, accostato da due leoni controrampanti al naturale, sormontato da due soli (?) d'oro, ordinati in fascia nel capo.»


Formichelli




«Di rosso, alla banda d'oro caricata di tre formiche di nero poste nel senso della pezza, accompagnata in punta da un bastone pastorale al naturale (?), posto in fascia»

 


 

Delfini

(Immagine tratta dal Blasonario Isernino in Archivio d'Apollonio; assente in Santilli)

 



«D'argento, ai tre delfini al naturale (?) ordinati in fascia.»


 

Cimorelli



 

«Troncato, alla fascia convessa d'oro attraversante: nel 1º d'azzurro, all'aquila spiegata al naturale (?), accostata nel cantone destro del capo da una stella a sei punte d'argento e nel cantone sinistro da un crescente pure d’argento; nel 2º sbarrato d'argento e di rosso»