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giovedì 11 ottobre 2012

Auf Wiedersehen Claretta. Presentazione del volume




[Una introduzione che non introduce, ma devia, depista]

Partirei da quel sottotitolo - «Il diario dell’uomo che poteva salvare Mussolini» - che introduce ad una prospettiva allostorica (o ucronica, se si preferisce), del tipo «La svastica sul sole».
Poteva davvero essere salvato Mussolini? E, in questo caso, quale ne sarebbe stata la sorte? Consegnato agli alleati per una Norimberga italiana? Recuperato in funzione antisovietica? Fatto evaporare in Argentina dopo una detenzione più o meno lunga?
Se non fossero intervenuti i partigiani a liquidare sbrigativamente la questione, che ne sarebbe stato di Mussolini? Obiettivo non dichiarato, ma facilmente intuibile, della colonna italiana era la Svizzera, non certo il Reich, dove un agonizzante Hitler era già ristretto nel suo bunker. In territorio elvetico potevano essere presi accordi con diplomatici angloamericani per una resa magari condizionata, attraverso l'intermediazione delle autorità consolari spagnole. 
Già, la Spagna del più lungimirante Franco, rimasto fuori dai giochi. Non è un caso se, quando fu arrestata al posto di blocco di Dongo, Claretta Petacci era in possesso di un passaporto spagnolo intestato a Carmen Sans Balsells. Claretta viaggiava con suo fratello Marcello che esibì un falso passaporto diplomatico spagnolo e si dichiarò estraneo al convoglio in cui, incappottato da sergente della Wehermacht, viaggiava Mussolini.
Poteva davvero essere salvato? Poteva evitarsi la macelleria messicana di Piazzale Loreto? Come nota Sergio Luzzatto  (Il corpo del Duce,1998) il cadavere di Mussolini incarna tutto l'orrore della guerra civile e se si vuole assumere come mito fondativo della nuova Italia repubblicana prelude, come cattivo presagio, a tutto il marcio che verrà.
E tuttavia, da un punto di vista antropologico, appare comprensibilissimo l’odio feroce per il tiranno finalmente abbattuto che si manifesta col dileggio del corpo, i calci sferrati alla mascella che stregava l’altra piazza, quella sotto Palazzo Venezia.  Guardando alla Storia, è facile imbattersi nel corpo del dittatore ucciso pubblicamente dileggiato, esposto oscenamente. Mussolini, Ceaucescu, Saddam Hussein, Gheddafi. Esecuzioni sommarie, prima o dopo il passaggio per un processo farsa.
Si parlava di prospettiva ucronica. Accenno a «Occidente», il romanzo di Mario Farneti in cui Mussolini rimane – come Franco – neutrale durante la II Guerra Mondiale, lì vinta dagli Alleati nel 1944. Nel romanzo – tacciato per questo di collateralismo neofascista – nel 1945 scoppia una Terza Guerra Mondiale tra Occidente e Unione Sovietica. Come si legge in epitome su wikipedia: «L'Italia, ormai alla pari con le altre grandi potenze, grazie alla neutralità è l'unica potenza occidentale non indebolita dalla guerra e guida gli stati europei contro l'URSS. Gli Italiani distruggono le armate sovietiche, marciano su Mosca e catturano il dittatore russo, mentre costui tenta la fuga presso un villaggio in Armenia (cosa che può ricordare la fine di Mussolini). L'Italia Fascista diventa una superpotenza mondiale che estende il suo dominio dall'Eritrea ai monti Urali, confinando i sovietici in uno stato ad Est.»
In «Occidente», Mussolini muore quasi novantenne, nel 1972, dopo aver resistito al colpo di stato ordito contro il regime fascista dal re Carlo Alberto II (similmente a ciò che accadde il 25 luglio 1943). La monarchia è finalmente abbattuta e in Italia viene proclamata la Repubblica.

martedì 24 aprile 2012

Figli dispersi

Quello che vedete sopra è il lotto 144 dell'asta n. 9 che verrà battuta venerdì 28 aprile p.v. in quel di Firenze, presso Gonnelli. Il volume raccoglie due opere di Felice Fontana: «Dei moti dell'iride» e «Nuove osservazioni sopra i globetti rossi del sangue», stampate in Lucca presso Jacopo Giusti, nel 1765.

Particolare è che il volume reca, chiaramente leggibili, quelli che il sito della casa d'aste definisce un po' frettolosamente «timbri di antiche biblioteche al frontespizio». L'antica biblioteca è la Michele Romano di Isernia, qui nella sua declinazione di «Biblioteca "Michele Romano" del Liceo Ginnasio O.Fascitelli - Fondo Municipale».

Va fatta un po' di storia: la biblioteca civica di Isernia nacque nel 1870 come biblioteca del Ginnasio cittadino, ma fu connotata come "biblioteca municipale", dunque non (solo) scolastica. Negli anni '30 del Novecento fu ricollocata nella sua sede attuale, in Santa Maria delle Monache. Col settembre del 1943, la biblioteca - che doveva ospitare un fondo antico di rilievo - fu minata dalla Wehrmacht in ritirata e subì rovina, danni e perdite gravissime di documenti. Ma il libro che a Firenze si mette all'asta - e che, se ci fossero soldi, andrebbe riacquistato al patrimonio di questa biblioteca - non è probabilmente una vittima di guerra. Considerando i timbri che vi si leggono in frontespizio - quello ovale del "fondo municipale" e quello tondo del "Regio Ginnasio O.Fascitelli" - e quelli che invece non ci sono - quello scudato con aspide e scettro, con la scritta "Biblioteca civica e Archivio" - la sparizione al patrimonio della biblioteca dovrebbe essere avvenuta negli anni precedenti al 1934, data del trasferimento del fondo municipale in Santa Maria delle Monache. Quel numero progressivo di ingresso - 2121 - imposto col pennino non trova riscontro nell'inventario che abbiamo qui in biblioteca, che risale al dopoguerra e venne confezionato da Angelo Viti.
Il libro, allora, già si era involato.

Ho scritto una email alla casa d'aste in cui chiedo informazioni circa la provenienza. Ho informato che non esistono denunce di furto, e senz'altro vi è stato possesso indisturbato per un ventennio. Conclusione: chi acquisterà il volume - che parte dalla base d'asta di 900 euro - ne sarà legittimamente proprietario. Certo, i timbri sul frontespizio testimonieranno, finché dura l'inchiostro, di quel peccato originale consumatosi - ritengo - quasi cento anni fa.