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mercoledì 9 luglio 2014

Santa Maria delle Monache nelle fotografie di un «Monuments Man»

Il film di George Clooney, Monuments Men (2014), trasposizione cinematografica del libro omonimo scritto da Robert M. Edsel (2009), ha portato attenzione mediatica sul programma alleato di protezione del patrimonio artistico europeo negli anni tragici della Seconda Guerra Mondiale: i Monument men erano circa quattrocento civili e militari, con formazione specifica (professori, esperti d'arte, restauratori ecc.) che, inquadrati nell'amministrazione militare alleata, percorsero l'Europa via via sottratta ai nazifascisti per salvare il salvabile del millenario patrimonio artistico europeo.



Uno di questi Monument men era John Bryan Ward-Perkins (1912-1981), inglese del Kent, forte di una laurea conseguita a Oxford nel 1934 e, all'entrata in guerra, della sua cattedra di archeologia alla Royal University of Malta. Dopo l' 8 settembre, Ward Perkins fu nominato direttore della Monuments and Fine Arts Sub-Commission for Italy, ed ebbe molto da fare.  Con la sua macchina fotografica testimoniò i danni che il conflitto produsse dovunque in Italia.
Dopo la guerra, Ward-Perkins rimase in Italia come direttore della British School a Roma e proprio sul sito internet della British School at Rome è ospitata la collezione delle sue fotografie scattate tra il 1943 e il 1946. Tra queste, una serie di scatti riguarda il complesso isernino di Santa Maria delle Monache, distrutto - più che dal bombardamenti alleati del settembre 1943 - dalle mine dell'esercito tedesco in ritirata.
Le fotografie restituiscono una serie di particolari della chiesa nella sua ultima livrea di metà ottoscento, oggi non più leggibile come tale, essendo stato scelto (?) di recuperarne (?) il più scarno impianto medievale.
In verità, a dirla onesta, il sito oggi appare poco recuperato, essendo da anni una sorta di deposito della soprintendenza, per di più ingentilito da quell'orrida superfetazione in metallo colorato che fa da copertura a quello che fu l'abisde e valorizzato un po' dovunque dal guano di piccione.
In ogni caso, invitando a vedere gli originali qui, riproduco per i tre lettori di questo blog le foto di Ward-Perkins, oltre a qualche particolare ingrandito degli originali, utile a ricostruire la nostra storia.
 

Via Occidentale, Rampa Santa Maria


Altare

Esterno, zona absidale

Interno, inizio navata sinistra

Interno, tribuna

Lapide restauri 1858, vescovo Saladino (part.)

Altare (part.)

Altare

Altare in cappella laterale

Affresco (altare cappella laterale)

(part. ingrandito)

(part. ingrandito)

mercoledì 25 agosto 2010

«Rispettosi verso le autorità Civili» - Jadopi sull'isernino tipo del 1858.

Stefano Jadopi, nel 1858, descrisse gli abitanti d'Isernia come miti e ossequiosi del potere; appena due anni dopo, i miti e i rispettosi gli uccisero un figlio e gli appiccarono fuoco al palazzo. Tutto imputabile all'ubbriachezza?
(I brani che seguono sono tratti dall'articolo monografico "Isernia" che Jadopi scrisse per la rivista napoletana Il Regno delle Due Sicilie descritto e illustrato; monografia recentemente ripubblicata a cura di Fernando Cefalogli).

«(...) Qualità fisiche degli abitanti. Valida e robusta può dirsi la costituzione degl’ iserniani, coloriti nel vivo nel viso in grazia del clima e sua esposizione. Le donne gaie ed avvenenti, e non mancano delle
palesi (contadine) che han tipo di greca fisonomia. Entrambi i sessi si trovano disposti a qualunque forza più o meno risentita, e specialmente gli uomini, che dai primi anni si esercitano al lavoro, a mestiere di facchino acquistano una pronunziata muscolatura. In generale la capellatura è la castagna chiara-oscura, scarsa la bionda, e non sono affetti da malsanie, o malattie dominanti, tranne quelle febbri che s’avverano d’autunno, causate più dalle vicende atmosferiche di caldo, e freddo, e dalle acque interrotte di tale stagione, e per lo più in decorsi al tipo d’intermittenti, e si curano coi soliti mezzi che la medicina somministra.
Qualità morali - Rispettosi verso i vecchi, le autorità Civili ed Ecclesistiche, e de’ propri genitori coi quali convivono fino all’età abile, ma appena coniugati abbandonano il tetto paterno, e questa specie di repentina emancipazione è la causa del veder attiepidita la primitiva educazione; e tanto dimostra l’urbanità più nei vecchi, che nei giovani. Del resto ospitale per quanto le circostanze lo permettono, cedevoli ai bisogni del forastiero, senza mostrare sgarbatezza nel prestare il proprio ufizio: affaccendati al lavoro, operosissimi, e perciò dovrebbero ritenersi esclusi patimenti morali, trovandosi lontani dall’ozio, ma l’ubbriachezza che spesso invade la testa popolare gl’incita alla rissa, omicidio, furto, e questo specialmente all’epoca del ricolto de prodotti, e per vendette non mancano alle volte ricorrere alla devastazione immatura de’ medesimi, alla distruzione delle piante fruttifere ed all’incendio dei ricoveri campestri, come lo stato di un decennio ne porge chiaro argomento.»