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mercoledì 8 febbraio 2017
mercoledì 9 luglio 2014
Santa Maria delle Monache nelle fotografie di un «Monuments Man»
Il film di George Clooney, Monuments Men (2014), trasposizione cinematografica del libro omonimo scritto da Robert M. Edsel (2009), ha portato attenzione mediatica sul programma alleato di protezione del patrimonio artistico europeo negli anni tragici della Seconda Guerra Mondiale: i Monument men erano circa quattrocento civili e militari, con formazione specifica (professori, esperti d'arte, restauratori ecc.) che, inquadrati nell'amministrazione militare alleata, percorsero l'Europa via via sottratta ai nazifascisti per salvare il salvabile del millenario patrimonio artistico europeo.
Uno di questi Monument men era John Bryan Ward-Perkins (1912-1981), inglese del Kent, forte di una laurea conseguita a Oxford nel 1934 e, all'entrata in guerra, della sua cattedra di archeologia alla Royal University of Malta. Dopo l' 8 settembre, Ward Perkins fu nominato direttore della Monuments and Fine Arts Sub-Commission for Italy, ed ebbe molto da fare. Con la sua macchina fotografica testimoniò i danni che il conflitto produsse dovunque in Italia.
Dopo la guerra, Ward-Perkins rimase in Italia come direttore della British School a Roma e proprio sul sito internet della British School at Rome è ospitata la collezione delle sue fotografie scattate tra il 1943 e il 1946. Tra queste, una serie di scatti riguarda il complesso isernino di Santa Maria delle Monache, distrutto - più che dal bombardamenti alleati del settembre 1943 - dalle mine dell'esercito tedesco in ritirata.
Le fotografie restituiscono una serie di particolari della chiesa nella sua ultima livrea di metà ottoscento, oggi non più leggibile come tale, essendo stato scelto (?) di recuperarne (?) il più scarno impianto medievale.
In verità, a dirla onesta, il sito oggi appare poco recuperato, essendo da anni una sorta di deposito della soprintendenza, per di più ingentilito da quell'orrida superfetazione in metallo colorato che fa da copertura a quello che fu l'abisde e valorizzato un po' dovunque dal guano di piccione.
In ogni caso, invitando a vedere gli originali qui, riproduco per i tre lettori di questo blog le foto di Ward-Perkins, oltre a qualche particolare ingrandito degli originali, utile a ricostruire la nostra storia.
Uno di questi Monument men era John Bryan Ward-Perkins (1912-1981), inglese del Kent, forte di una laurea conseguita a Oxford nel 1934 e, all'entrata in guerra, della sua cattedra di archeologia alla Royal University of Malta. Dopo l' 8 settembre, Ward Perkins fu nominato direttore della Monuments and Fine Arts Sub-Commission for Italy, ed ebbe molto da fare. Con la sua macchina fotografica testimoniò i danni che il conflitto produsse dovunque in Italia.
Dopo la guerra, Ward-Perkins rimase in Italia come direttore della British School a Roma e proprio sul sito internet della British School at Rome è ospitata la collezione delle sue fotografie scattate tra il 1943 e il 1946. Tra queste, una serie di scatti riguarda il complesso isernino di Santa Maria delle Monache, distrutto - più che dal bombardamenti alleati del settembre 1943 - dalle mine dell'esercito tedesco in ritirata.
Le fotografie restituiscono una serie di particolari della chiesa nella sua ultima livrea di metà ottoscento, oggi non più leggibile come tale, essendo stato scelto (?) di recuperarne (?) il più scarno impianto medievale.
In verità, a dirla onesta, il sito oggi appare poco recuperato, essendo da anni una sorta di deposito della soprintendenza, per di più ingentilito da quell'orrida superfetazione in metallo colorato che fa da copertura a quello che fu l'abisde e valorizzato un po' dovunque dal guano di piccione.
In ogni caso, invitando a vedere gli originali qui, riproduco per i tre lettori di questo blog le foto di Ward-Perkins, oltre a qualche particolare ingrandito degli originali, utile a ricostruire la nostra storia.
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| Via Occidentale, Rampa Santa Maria |
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| Altare |
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| Esterno, zona absidale |
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| Interno, inizio navata sinistra |
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| Interno, tribuna |
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| Lapide restauri 1858, vescovo Saladino (part.) |
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| Altare (part.) |
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| Altare |
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| Altare in cappella laterale |
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| Affresco (altare cappella laterale) |
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| (part. ingrandito) |
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| (part. ingrandito) |
giovedì 30 maggio 2013
«Come eravamo una volta». Contributi per una storia fotografica della città
Un gruppo molto attivo, su facebook, è «Come eravamo una volta» (https://www.facebook.com/groups/comeeravamounavolta/).
Per chi non è pratico del social network di Zuckerberg (ma esiste davvero chi, oggi, non conosca facebook?) dirò che un gruppo facebook è una piazza virtuale in cui si entra in contatto con persone che, nella realtà della carne e ossa, possono anche non conoscersi e frequentarsi, ma che hanno nell'oggetto del gruppo un comune interesse.
In «Come eravamo una volta» l'oggetto - nobile - è la condivisione di materiali fotografici e - meno spesso - documentali riguardanti il passato, remoto e prossimo, della città di Isernia. Ciascun utente iscritto al gruppo carica - magari dopo un passaggio allo scanner domestico - i materiali di cui dispone: vecchie foto, cartoline in bianco e nero, documenti più o meno conosciuti. Ne nasce, consapevolmente o meno, una fototeca sociale, diffusa, che raccoglie brani di memoria condivisa e permette di riconoscere la città nel suo divenire e, quindi, di riconoscersene cittadini non distratti.
Accanto a foto già note, provenienti da archivi editi (tipo Trombetta o Cristicini), si trovano, a volte, testimonianze preziose che, provenendo magari da un album di famiglia, ci dicono della storia della città più di un'intera monografia.
Ne pubblico qui una rapida selezione, rimandando al gruppo - e ai suoi generosi contributori - chi abbia ulteriore curiosità.
(Le fotografie, tratte dal gruppo, sono dei legittimi proprietari; dove è certa l'attribuzione è indicata la provenienza. In caso si voglia chiederne la rimozione: direttore.bmr@comune.isernia.it)
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| (Cattedrale di S.Pietro, anni '30[?]) |
(Via Roma, 1901)
(Chiesa di S. Pietro Celestino, dopo settembre 1943)
(Via Roma,all'altezza del giardino di casa d'Apollonio)
fotografia archivio De Vito)
(Ricostruzione postbellica del Viadotto ferroviario di Santo Spirito)
(Corso Marcelli, all'altezza della Chiesa Santa Chiara, anni '50)
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