mercoledì 27 gennaio 2016

«Giornata della Memoria»


C'è stato un tempo in cui, a pensarla diversamente da come si doveva, si finiva confinati in paesi altri da quello di residenza, di stabile dimora. Paesi tipo Isernia.
Da Presidente del Consiglio, qualcuno, tempo dopo, parlò per queste situazioni di vacanze: «Mussolini», disse, «mandava la gente in vacanza».
Occorre preservare la memoria, di lungo come di breve termine.

venerdì 14 agosto 2015

La «Ley line di Isernia»


Nella ortogonalità dell’impianto viario del centro storico di Isernia – di chiara matrice latina – c’è da registrare l’asimmetria di Vico Storto Castello, che interseca a 45° l’asse di Corso Marcelli. 
Non è dato sapere se l’obliquo vicolo sia da imputarsi ad una distrazione del gromatico, all’atto di fondazione della colonia di Aesernia. Certo, non c’è alcun impedimento naturale oggi leggibile – rocce, sorgente, fossi – per giustificare uno scostamento così significativo dall’impianto ortogonale. 



Probabilmente il tratto obliquo nasce con la città altomedievale, e secondo Franco Valente collegava, nell’area della città a influenza longobarda, il cuore religioso (Santa Maria delle Monache) a quello civile (il Castello, rimasto nell’onomastica cittadina) e situato proprio dalle parti dell’odierna Piazzetta S. Angelo (o, secondo altre letture, più oltre verso il Palazzotto)
Per dovere di cronaca, va anche detto che non concorde è la presenza di un castello a Isernia e che il locativo “Castello” (che marchia oggi più vicoli e anche una porta urbica) sia stato creato nell’ottocento italianizzando l’isernino “Catieglie” a sua volta dovuto a “Catellus”, probabile cognomen romano.

Rimane in ogni caso il mistero del vicolo obliquo. Se tuttavia si inquadra l’abitato basso della città nel territorio circostante appare chiaro che il vicolo storto ripete, entro le mura, un tracciato viario in linea retta, riscontrabile oltre la città, attuale e passata. 
Trovandoci in territorio di tratturi, sappiamo che sentieri e riposi precedono la costruzione degli abitati. È pertanto probabile che sia stato l’impianto urbanistico della città a doversi adeguare ad un preesistente tracciato che attraversava il sito (tra l’altro secondo un allineamento di pochi gradi discosto da quello nord-sud).
Lungo tale tracciato, tra l’altro, in città e fuori, sorgono/sorgevano una significativa teoria di chiese. Da wikipedia (ma la voce inglese è redatta decisamente meglio) leggo che «le linee temporanee o linee di prateria, note anche con il termine inglese Ley line, sono dei presunti "allineamenti" tra punti geografici di interesse, come monumenti e megaliti, ai quali vengono attribuiti da alcuni movimenti pseudoscientifici e New Age ipotetici poteri magici o spirituali.» 
Avendo avuto un passato da psicogeografo (anche se non militante), parlo allora qui semiseriamente di “Ley line di Isernia”.


La Ley line è tracciabile, con allineamento nord-sud, dalla Chiesa della Madonna del Paradiso (oltre il punto “a”, fuori mappa), per arrivare all’antica chiesa di San Giuseppe (Piazzetta s. Angelo, punto “b”), giungere alla non più leggibile San Giacomo del Tempio (“c”), proseguire per Santa Maria “delle Monache” (“d”), scendere incontrando la chiesa rupestre di S. Elmo/S.Erasmo e finire al santuario dei S.S. Cosmo e Damiano. 

La spezzata tracciata in rosso segue il percorso moderno, e deve fare i conti con barriere poste con gli anni, dal capriccio degli urbanisti, alti e bassi, che hanno modificato la città. Se si considerano solo i punti toccati, la linea tracciabile è molto più lineare. A voler essere "puntuali", si può costruire come insieme di due rette tangenti: la prima passa per i punti "a", "b", "d" e "e"; la seconda unisce "c", "e" e "f".  N.v.d. (nulla volevasi dimostrare). Si sa che a parlare di Ley lines, si gioca.
   



venerdì 15 maggio 2015

«La Grande Guerra e il piccolo Molise»






La mostra documentaria è realizzata dall’Archivio di Stato di Isernia con la collaborazione della Soprintendenza Archivistica dell’Abruzzo e del Molise e del Comune di Isernia.
Ampia parte dell'interessante materiale in esposizione è tratta dall'Archivio storico del Comune di Isernia, ospitato presso la Biblioteca comunale «Michele Romano». 

Inaugurazione il 22 maggio; durata da definire.

giovedì 2 aprile 2015

Presentazione per il volume «I Giovani Isernini alla Grande Guerra»

 I Giovani Isernini alla Grande Guerra (da www.centoannigrandeguerra.it)

I Giovani Isernini alla Grande Guerra
a cura della prof.ssa Marialuisa Evangelista
Istituto Comp.vo Statale Giovanni XXIII - Isernia
con il patrocinio del Comune di Isernia
finito di stampare il mese di marzo 2015 presso Sigma Studio - Isernia 
progetto grafico: Anna Sanità
 

Ogni volta che – come in questa occasione – si aprono buste e fascicoli dell’Archivio storico comunale, ospitato presso la Biblioteca civica “Michele Romano”, si rinvengono tesori, quasi perle nel loro guscio  – almeno così appaiono a chi ha, come me, questa una fascinazione per la storia minuta, quella rappresentata da telegrammi, preventivi, delibere, corrispondenza vergata in calligrafia su veline che ostinatamente si oppongono alla consunzione. Si nutra o meno questa sensibilità, è certo che i documenti che in questo libro vengono pubblicati hanno un’indubbia capacità evocativa, un valore che supera le personali interpretazioni, restituendo vivida l’immagine di quei soldati ragazzini che cento anni fa – dopo il famigerato 24 maggio 1915 – partirono in grigioverde, qualcuno cantando di città da liberare, imbevuto di retorica irredentista (“i giovani studenti che hanno studiato e la guerra voluto” della canzone); qualcun altro magari strappato controvoglia alla sola terra irredenta conosciuta, quel podere mai riscattato, da coltivare per il padrone. Partirono per conoscere l’aspra vita di trincea: fango e freddo, privazioni e brutalità, e non sempre e solo da parte austriaca. La guerra, alla fine, venne vinta (e come scrive Brecht «Fra i vinti la povera gente|faceva la fame. Fra i vincitori|faceva la fame la povera gente|egualmente.»). Molti, fra quanti partirono, tornarono in una bara, che è come non tornare. Qualcuno con una medaglia, come fu per gli ex alumni del R. Ginnasio Fascitelli cui la scuola dedicò, nel 1920, il libro celebrativo qui citato.
Le celebrazioni hanno un senso se, spento l’incenso, rimane la consapevolezza. Occorre fermarsi e pensare, anche solo per quel minuto di raccoglimento divenuto consuetudine nelle aule e negli stadi, che dietro il nome che intitola una strada cittadina – quei Manlio e Roberto Majorino, Mario Farinacci, Michele Fortini, Gugliemo Senerchia, Teodoro La Cava – e ci ricorda l’indirizzo di un barbiere o assicuratore, c’è stato un ragazzo di diciannove, venti anni, partito magari volontario, strappando – essendo allora non ancora maggiorenne – il permesso ad un padre legale rappresentante; va considerato che, per loro, la vita si è bruscamente interrotta al Monte Calvario, sul Carso, al Monte Grappa, risucchiando in un attimo nel buco nero della morte future famiglie, sogni, realizzazioni.  
Si sa: ci sono generazioni più sfortunate di altre, e anche nella sfortuna c’è una triste graduatoria. Essere nati nel 1901, piuttosto che nel 1899 può fare una differenza abissale. Chi, come noi, ha avuto la fortuna di vivere nella pace, nel clima di certezze instaurato da quel «l’Italia ripudia la guerra», voluto fortemente da chi era uscito da un altro e più tragico conflitto, questa consapevolezza deve averla, ha il dovere di averla. 

Gabriele Venditti

venerdì 27 marzo 2015

Il viadotto in ricostruzione


Viadotto S.Spirito. Linea Isernia-Napoli (1950)
[tratto da catalogo promozionale dell'Impresa Costruzioni Falciola Angelo & C. s.p.a.Milano, aprile 1987 - per gentile concessione arch. S, Capoferro]

giovedì 12 marzo 2015

«Il R. Liceo di Isernia - Ai suoi caduti per la patria»


Per l'Italia, il centenario della Prima Guerra Mondiale cade in questo 2015. 
Personalmente, preferisco celebrare più gli armistizi, i cessate-il-fuoco, le rese (anche con disonore). Mi piace quando le armi tacciono. Trovo quindi che sia stato più importante il 4 novembre del 1918 pittosto che quel 24 maggio del '15 in cui entrammo in guerra. 
Ricordare, è comunque importante. Lo facciamo con la scansione del volume celebrativo che il Liceo Fascitelli dedicò (nel 1920) ai suoi ex alunni, reduci - i più fortunati - o vittime del conflitto. Nel libro, trovano un volto nomi ai quali noi isernini siamo abituati a pensare in termini di indirizzi, vie, luoghi della città: Manlio e Roberto Majorino, Farinacci, Senerchia. Erano invece giovani vite, condotte a morire su montagne lontane per un'idea di patria e terra irredenta che forse condividevano, forse no. In  ogni caso, non fu data loro possibilità di scelta. Si sa: ci sono generazioni più sfortunate di altre, ma chi ha avuto la fortuna di vivere nella pace, questo deve saperlo e fermarsi un attimo a considerarlo.