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venerdì 14 agosto 2015

La «Ley line di Isernia»


Nella ortogonalità dell’impianto viario del centro storico di Isernia – di chiara matrice latina – c’è da registrare l’asimmetria di Vico Storto Castello, che interseca a 45° l’asse di Corso Marcelli. 
Non è dato sapere se l’obliquo vicolo sia da imputarsi ad una distrazione del gromatico, all’atto di fondazione della colonia di Aesernia. Certo, non c’è alcun impedimento naturale oggi leggibile – rocce, sorgente, fossi – per giustificare uno scostamento così significativo dall’impianto ortogonale. 



Probabilmente il tratto obliquo nasce con la città altomedievale, e secondo Franco Valente collegava, nell’area della città a influenza longobarda, il cuore religioso (Santa Maria delle Monache) a quello civile (il Castello, rimasto nell’onomastica cittadina) e situato proprio dalle parti dell’odierna Piazzetta S. Angelo (o, secondo altre letture, più oltre verso il Palazzotto)
Per dovere di cronaca, va anche detto che non concorde è la presenza di un castello a Isernia e che il locativo “Castello” (che marchia oggi più vicoli e anche una porta urbica) sia stato creato nell’ottocento italianizzando l’isernino “Catieglie” a sua volta dovuto a “Catellus”, probabile cognomen romano.

Rimane in ogni caso il mistero del vicolo obliquo. Se tuttavia si inquadra l’abitato basso della città nel territorio circostante appare chiaro che il vicolo storto ripete, entro le mura, un tracciato viario in linea retta, riscontrabile oltre la città, attuale e passata. 
Trovandoci in territorio di tratturi, sappiamo che sentieri e riposi precedono la costruzione degli abitati. È pertanto probabile che sia stato l’impianto urbanistico della città a doversi adeguare ad un preesistente tracciato che attraversava il sito (tra l’altro secondo un allineamento di pochi gradi discosto da quello nord-sud).
Lungo tale tracciato, tra l’altro, in città e fuori, sorgono/sorgevano una significativa teoria di chiese. Da wikipedia (ma la voce inglese è redatta decisamente meglio) leggo che «le linee temporanee o linee di prateria, note anche con il termine inglese Ley line, sono dei presunti "allineamenti" tra punti geografici di interesse, come monumenti e megaliti, ai quali vengono attribuiti da alcuni movimenti pseudoscientifici e New Age ipotetici poteri magici o spirituali.» 
Avendo avuto un passato da psicogeografo (anche se non militante), parlo allora qui semiseriamente di “Ley line di Isernia”.


La Ley line è tracciabile, con allineamento nord-sud, dalla Chiesa della Madonna del Paradiso (oltre il punto “a”, fuori mappa), per arrivare all’antica chiesa di San Giuseppe (Piazzetta s. Angelo, punto “b”), giungere alla non più leggibile San Giacomo del Tempio (“c”), proseguire per Santa Maria “delle Monache” (“d”), scendere incontrando la chiesa rupestre di S. Elmo/S.Erasmo e finire al santuario dei S.S. Cosmo e Damiano. 

La spezzata tracciata in rosso segue il percorso moderno, e deve fare i conti con barriere poste con gli anni, dal capriccio degli urbanisti, alti e bassi, che hanno modificato la città. Se si considerano solo i punti toccati, la linea tracciabile è molto più lineare. A voler essere "puntuali", si può costruire come insieme di due rette tangenti: la prima passa per i punti "a", "b", "d" e "e"; la seconda unisce "c", "e" e "f".  N.v.d. (nulla volevasi dimostrare). Si sa che a parlare di Ley lines, si gioca.
   



giovedì 6 ottobre 2011

Guida all'area templare sottostante la Cattedrale di S.Pietro




Aesernia, già città dei Pentri, diviene colonia latina nel 263 a. C., a conclusione della Terza guerra sannitica (290 a.C.). L’erezione di un grande tempio dedicato - con molta probabilità - alla triade capitolina (Giove, Giunone e Minerva), culto ufficiale del mondo romano, è da mettere in relazione con questa data.
Del tempio rimane visibile il solido basamento, con perimetro discontinuo di circa 33 per 22 metri (corrispondenti a circa 120 per 80 moduli, calcolati con piede osco di 0,27 cm.), in pietra calcarea locale e modanatura con doppia sagoma a cuscino, tipica dei manufatti realizzati in contesto italico.

Il percorso di visita — che si sviluppa in ambiente ipogeo, in parte sotto la cattedrale di San Pietro Apostolo, in parte sotto il cortile dell’Episcopio — prende avvio dal lato posteriore del podio (dalla scala di accesso, proseguendo frontalmente). Va rilevato che il tempio ha orientamento opposto a quello dell’attuale Cattedrale, ma coerente con quello della prima basilica paleocristiana (V sec. ?) di cui, infatti, può vedersi l’abside.
Nella zona absidale, due sarcofagi romani sono stati riutilizzati per sepolture cristiane, probabilmente vescovi: la tradizione vuole che quello ricompreso nell'abside sia del vescovo Benedetto, primo presule della chiesa isernina, fine del VI sec.

Tornando indietro verso il punto di accesso, si può notare parte del basolato originale, composto da ampi lastroni squadrati. Va detto che il piano stradale si è progressivamente alzato per effetto dei tanti terremoti distruttivi che, in più occasioni, hanno funestato la città.

Avendo sulla sinistra il lato lungo del podio (qui privo della doppia sagoma a cuscino), sulla destra è possibile vedere un ambiente ipogeo (il donarium del tempio?). Si notino gli elementi in pietra appartenenti al coronamento del tempio, crollati e lasciati così come rinvenuti in fase di scavo archeologico; da notare, altresì, le decorazioni policrome, con colori particolarmente brillanti.

Proseguendo, incontriamo il podio del secondo tempio, di epoca successiva — seconda metà del I secolo a.C. — e probabilmente dedicato al divo Cesare. Il tempio, più evoluto, è perfettamente orientato secondo l’asse Nord-Sud, e per questo non coincidente con il tempio maggiore. La visita si completa con il lato anteriore del tempio maggiore (proseguendo oltre la galleria).

[il testo riproduce quello redatto per la brochure realizzata dall'Assessorato alla Cultura - giugno 2010; Principale fonte consultata: Isernia / di Dora Catalano, Natalino Paone, Cristiana Terzani. - Isernia : C. Iannone, 2001.
Fotografie: Gabriele Venditti, alcuni diritti riservati.
L'area archeologica è aperta dal mercoledì alla domenica, ore 10:00/12:00 e 16:00/18:00, esclusi i festivi. Ingresso gratuito. Per informazioni: cultura@comune.isernia.it]