martedì 8 novembre 2011

Fossili urbani. Il cippo gromatico di Vico Storto Castello

I Romani erano uomini d'ordine, ossessionati dall'ortogonalità. Attendamenti, castra, colonie, municipia, città destinate a grandi cose o borghi fangosi posti a margine del nulla dovevano tutti sorgere e svilupparsi partendo dal punto di incontro tra un cardo e un decumano; tutti si originavano dall'infissione a terra di un attrezzo instabile e ballerino, fatto di aste e fili a piombo, chiamato groma.




[Illustrazione tratta da internet]




A posizionarsi dietro l'asta della groma è il mensor. Scelto un umbilicus agri nel quale infiggere la punta dello strumento, con procedimento non dissimile da quello seguito oggi dai nostri geometri di cantiere, con teodolide e palina, il topografo latino orientava uno dei bracci della groma con l'asta tenuta alzata da un sodale, vicino la linea d'orizzonte. In questo modo sviluppava, a partire da quel punto, gli assi tra loro perpendicolari del cardo (orientamento nord/sud) e decumanus maior (est/ovest); da qui, per continue infissioni e collimazioni, si tracciava il reticolo. A terra, a memoria dell'intervenuta centuriazione, rimanevano i cippi gromatici: pietre squadrate a parallelepipedo, piantate a terra assecondando il lato lungo e riproducenti, sulla faccia superiore, l'intersezione degli assi (il decussis).










[Cippo gromatico rinvenuto a San Pietro Viminario (Padova) - illustrazione tratta da internet]




Si procedeva così, tanto per dividersi agra quanto per organizzare acquartieramenti di truppe o città di nuova fondazione. A Isernia, colonia latina dal 263 a.C., l'ortogonalità dell'insediamento romano è pienamente rispettata: il cardo maximus è Corso Marcelli, mentre più difficile risulta l'individuazione del decumano maggiore, attesa l'attuale incertezza circa la dislocazione del Foro cittadino (Piazza Andrea d'Isernia? Piazza Santa Maria?).
Una cosa è certa: l'ortogonalità dell'impianto urbanistico del centro storico subisce una sola evidente cesura - probabilmente in età medioevale - con l'asse trasversale che, nell'attuale toponomastica, viene non a caso chiamato Vico Storto Castello. Il vicolo deve la propria unicità al fatto di insistere, entro la cinta urbana - tra le due porte di San Giovanni a ovest e Castello a est - sul cammino che (tanto per capirci tra isernini) da San Cosmo reca alla Madonna della Neve, percorso che in passato doveva rivestire particolare importanza.






Appare, così, di una sottile ironia il fatto che un cippo gromatico - monumento all'ortogonalità - si trovi, oggi, incastonato nel muro del giardino di casa Magnanti, proprio a metà di Vico Storto Castello. La pietra vive una palese clandestinità: pur se esposta allo sguardo del passante (è a un metro e poco più dal suolo), viene notata da pochi, sfuggendo alle attenzioni della Soprintendenza, ma non a quelle dell'ignoto pittore che ha pensato bene di rinnovare con una pennellata di smalto grigio fumo-di-Londra il colore naturale del calcare. Suppongo che nessuno ne abbia fin qui scritto (suppongo, e sarei felice di essere contraddetto).

2 commenti:

  1. Sul cippo gromatico o meglio, decussato, non ha mai scritto niente nessuno, confermo. Da studi più recenti di topografia negli impianti urbani di epoca romana gli assi ortogonali non sono più chiamati cardo e decumano, ma asse nord-sud e asse est-ovest. Difficile stabilire la provenienza del cippo decussato, sono certo che il manufatto non sia in situ ma bensì trasportato chissà da dove. Il reperto conserva sulla parte superiore i due assi perpendicolari ma molto probabilmente le notizie più importanti che conserva il cippo sono celate all'interno della parte murata.

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  2. cavolo.... e uno scavo in loco?

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