martedì 11 ottobre 2011

L'Editoriale di ArcheoMolise n. 9

«Mi è stata chiesta una mezza pagina su “Cultura in generale e molisana in particolare”. Dato il tema, tanto vasto da spiazzare quasi quanto l’argomento a piacere che inchioda con sottile perversione lo studente alla scelta del proprio supplizio, decido di virare sul personale. Dirò quindi cosa sia per me cultura, quali suggestioni, in libertà, il termine evochi.

Cultura è l’atto di interessarsi del mondo, di curarsene. Cura e cultura condividono stessa radice semantica: provengono entrambe da quel verbo latino colere che ha come primo significato il coltivare la terra, antonomastico atto di cura del mondo. A spartirsi la stessa radice latina c’è anche un altro lemma che richiamo non a caso: curiosità. L’atto culturale è sempre un atto di curiosità. Curioso è chi «ha desiderio irrequieto e inconveniente di cercare e sapere i fatti altrui e ciò che a lui non appartiene» (Pianigiani, 1907). A parte la connotazione negativa introdotta dall’aggettivazione del desiderio, tutto il resto ci sta bene: potremmo tranquillamente definire cultura il processo di interiorizzazione di ciò che non ci appartiene fino al raggiungimento dell’appartenenza. Mi viene in mente quel precetto espresso in versi da Nazim Hikmet, che al figlio dice: «Non vivere su questa terra/come un inquilino». Ecco: l’atto culturale emancipa gli uomini dall’essere indifferenti abitatori della terra, sciatti inquilini tardi a sapienza, e quindi presti a morte, come malinconicamente scrive Leon Battista Alberti (che, al pari di Leonardo, è invece figura emblematica di curioso poliedrico, che infila il tartufo del proprio naso in ogni piega dello scibile).

Se cultura è cura del mondo, il primo mondo di cui avere cura, per prossimità, è quello che insiste sotto le nostre scarpe, quella porzione minima che chiamiamo nostra; la terra in cui affondano le radici. Il primo atto culturale da compiere, utile a sapere chi siamo, è quello che ci porta a conoscere da dove veniamo e questo non (o almeno non solo) per mero nozionismo. La ricerca storica locale, purgata dalle approssimazioni folcloriche, dovrebbe renderci in prospettiva l’immagine di quello che siamo oggi. Tanto per dire, un molisano deve sapere di avere sangue bulgaro, normanno e saraceno e questo – prima ancora del ricordo dei nonni passati per Ellis Island e trapassati a Monongah – dovrebbe portarlo a considerare nella giusta prospettiva il già presente problema della società multiculturale, il tema dell’accoglienza dell’altro. Un molisano dovrebbe conoscere dei tratturi per ignorare l’autostrada.

C’è molto da fare. Scriverlo su una rivista che si occupa (e bene) di archeologia potrebbe sembrare piaggeria, ma lo faccio ugualmente: il primo, doveroso atto culturale da compiere, se cerchiamo le nostre radici, è quello che – più o meno metaforicamente – si fa scavando

[Il testo è quello che ho scritto come editoriale per il n. 9 di ArcheoMolise, ottobre/dicembre, 2011. Per abbonarsi alla rivista, va inviato un contributo di € 15,00 tramite bollettino postale o bonifico intestati a: Associazione Culturale ArcheoIdea via Campania, 217 86100, Campobasso
Causale del versamento: contributo per 4 numeri di ArcheoMolise. Per il bollettino postale il numero di conto corrente è: 50357649.
Per il bonifico l’IBAN è: IT02I0760115600000050357649
]

Nessun commento:

Posta un commento